Cardinale Carlo Maria Martini

Cardinale Carlo Maria Martini

Fraternità e gratuità
Il Volontariato internazionale è una scelta di chi ode il grido degli oppressi, vede la necessità dei poveri e avverte il bisogno di incarnarsi nella storia. Porta in sé da un lato la carica profetica di ogni denuncia dell’ingiustizia, di ogni miseria, dei condizionamenti, dell’inumanità di tante strutture e di tanti uomini, che in queste strutture hanno coagulato, cristallizzato il male e l’oppressione degli altri. Dall’altro lato porta in sé anche il senso dell’invito a tutti, espresso non con discorsi ma con la testimonianza a trovare una strada, un coraggio, una speranza tanto più validi in quanto il volontariato si muove anche su vie nuove, non battute, anzi le deve scoprire e inventare, ed è quindi un atto di fiducia nell’uomo e per l’uomo, senza adagiarsi solo in strutture più riposanti e visibili ma spesso inadeguate o portate all’inerzia.
L’incontro con mondi diversi, con Paesi lontani, apre anche il nostro orizzonte, ci aiuta a capire nuove prospettive di vita e offre nuova materia per la nostra operosità e sperimenta nella vita quotidiana anche i ritmi in cui questo deve svolgersi. Ritmi spesso lontani dalla nostra frettolosa impazienza del tutto e del subito, ma che altri popoli ci possono insegnare. Forse, del mondo nuovo e più umano fa parte la riscoperta di ritmi più umani di vita e di crescita. Il Volontariato e perciò innanzitutto fraternità.
E’ evidente che caratteristica peculiare del Volontariato è la gratuità tanto spesso perduta nel nostro mondo insieme alla fraternità. Nel nostro mondo tutto ha un prezzo, e tutti siamo portati a valutare il nostro successo in base a quanto possiamo comprare e consumare. Nella dimensione ecclesiale del gratuito che la parola “volontariato” già racchiude in sé, vi è qualcosa di evangelico che parla eloquentemente al cuore dei giovani e non giovani del nostro tempo, consapevoli di quanto ci siamo impoveriti facendo del denaro e del corrispettivo “commerciale” il metro del valore, il criterio d’azione. In questo compito di denuncia e di speranza il Volontariato diventa un segno, una lampada messa sul candeliere, un lievito disperso nella pasta che non può non agire, che non lascia più le cose come sono e soprattutto che cambia le persone. Diventa lievito, sale e luce di cui il mondo ha bisogno, che il mondo reclama da noi e del cui dono siamo responsabili.
Occorre allora dire che il Volontariato non è un lusso per il cristiano o un ornamento per le nostre comunità, ma è un dovere che scaturisce dal dono della fede. In fondo il volontariato cristiano butta, in silenzio e gratuità, sul piatto della bilancia del tempo e dello spazio, il grande valore del dono, l’unico che sa entrare in profondità dentro l’altro uomo, dentro la storia, dentro la realtà delle cose, per farle esistere nell’armonia ricercata e pacificata di una giustizia e di una fraternità universale.

+ Carlo Maria Martini
  Arcivescovo di Milano


Don Pietro Piras

Don Pietro Piras

“Costruire un mondo piů giusto”
Intervista a don pietro

Abbiamo appena letto l’articolo di Mons. Vescovo uscito il 2 maggio scorso: . Non siamo soli, quindi, ora che ci consacriamo al Volontariato?
Non siete davvero soli! Il vostro impegno per costruire un mondo più fraterno e più giusto non è solamente ben visto e bene accolto, ma è incoraggiato dalla Chiesa soprattutto oggi che vi siete costituiti pubblicamente in Associazione di Volontariato. So che avete sottoscritto il vostro impegno dopo aver letto l’articolo del card. Carlo Maria Martini sul “Volontariato Internazionale” e dopo lunghe riflessioni sull’articolo del nostro vescovo apparso recentemente sul “numero speciale” edito dal Centro Missionario della diocesi.
Noi siamo Chiesa, e ci costituiamo in Associazione di Volontariato come Laici-Cristiani che intendono vivere fino in fondo alla luce del Vangelo.
Il Volontariato illuminato dal Vangelo ha le caratteristiche della fraternità e della gratuità, messe in evidenza dal cardinale Martini. Costruire un mondo più fraterno in un generoso impegno che esclude totalmente l’interesse personale. Ogni attività svolta dai membri dell’Associazione deve essere a titolo completamente gratuito!

Come direttore del Centro Missionario della diocesi di Iglesias, ha certamente vissuto  delle esperienze meravigliose in Asia, Africa e America Latina. Quali le gioie e quali le sofferenze?

Le gioie sono tante e diventa difficile enumerarle. Due volte a Calcutta con “giovani volontari” per servire Gesù all’ospedale dei moribondi di Madre Teresa. Decine di volte in Kenya e in Brasile, sempre per un servizio di volontariato a favore degli ultimi. L’incontro con i poveri è sempre arricchente dovunque li ho incontrati, nei barrios di Caracas e nelle sterminate periferie di Lima. La sofferenza che mi porto dentro è il NON POTER FARE DI PIU’ ! Un giorno del 2003 ero a Camp Garba, minuscola Missione del Vicariato Apostolico di Isiolo. Il Centro Missionario che dirigo ormai da alcuni anni, ha adottato finora circa 1.600 bambini, e ogni anno invia circa 200.000 euro per mandare avanti le fiorenti attività della Missione: asili, scuole elementari e medie, dispensario, cucine, apostolato, catechesi, poveri! Una sofferenza indescrivibile ho provato nel mio cuore quando ho sentito il grido dei bambini e dei poveri che vivono a due passi da Camp Garba. Sì, una grande sofferenza! Dietro l’angolo, oltre gli alberi altri bambini vivono nella miseria e muoiono di fame!

Che cosa vorrebbe consigliare alla Chiesa di Iglesias?
Di avere un cuore generoso e insieme profetico! Circa la generosità non ci sono dubbi. Forse manca il coraggio di essere Chiesa profetica! La Chiesa di Iglesias dovrebbe trovare il coraggio di ricercare il “giusto limite” nell’aiuto da inviare a Camp Garba;  di stabilire cioè i confini delle Adozioni a distanza, evitando anche di dare in adozione i bambini-not-yet (cioè quanti ancora non frequentano) che risultano poi irrintracciabili dagli sponsors. E’ giunto il tempo per la diocesi di Iglesias di  “prendere il largo”, e di aprirsi all’Amore della Missione Universale della Chiesa!

Dove gradirebbe fare il missionario? A Camp Garba in Kenya o ad Anapolis in Brasile?

Per ora qui, a Sant’Anna Arresi dove il Vescovo mi ha inviato. Ma un domani, chissà? Idealmente preferirei…. un’altra piccola Missione dove, senza tanti clamori, poter testimoniare in povertà la parola del Vangelo e annunciare che Dio è amore, ed è vicino a tutte le sue creature!

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